lunedì 18 giugno 2018

Non deve mai cambiare niente - buonisti e mezzobuonisti

Renzi, quella faccia tosta, tosta e grassa, è tornato a farsi vivo sui <<>>. Quando si dice perdere l'occasione per tacere. L'accusa all'altro Matteo è di aver fatto il bullo con 629 disgraziati. Lui invece, il filiforme Renzi, il bell'uomo, il bullo lo ha fatto con un intero popolo di disgraziati, gli italiani. che hanno avuto la disgrazia di averlo come premier per 4 anni - compreso il farsesco passaggio di consegne al suo <<fido>> P.G. Un salvagente, una tavola, un pedalò in mare, qualsiasi cosa in grado di galleggiare insomma, e Renzi raccattava e portava in Italia, mettendo in conto agli italiani e agli ecosistemi dai quali la loro vita dipende. Giocando con la loro incolumità, la loro vita, la loro serenità, il loro ambiente, mentre lui si divertiva un mondo a scorrazzare sui cieli di tutto il mondo coi voli di stato, andando a mangiare pasta asciutta dall'amichetto Obama, circondato dalle guardie del corpo. Renzi dovrebbe rispondere delle sue azioni davanti alla giustizia, risarcire l'Italia dei miliardi di euro polverizzati a causa sua, e rifondere il danno economico ed ecologico.

Ignobilmente è tornato a battere sul collegamento fra quattrini europei ed <<accoglienza>>. Ma servono a questo i fondi europei? Alla sostituzione etnica? Al genocidio bianco? Almeno Renzuccio nostro non dovrebbe dire questo. Queste sono cose che si fanno e non si dicono, non si ricorda della gaffe di quel perito agrario che chiamò a fare il ministro?
Inevitabile il pistolotto sul valore delle vite dei <<>>. I fatti lo smentiscono, ci sono troppe vite perché possano valere qualcosa. Sono un disvalore, tolgono valore - nei fatti - a quella degli italiani che lui avrebbe dovuto proteggere. Eccolo qua, l'ometto che si ingrassa da anni con la bella vita del politico dal cuore d oro, ora con lo stipendio di parlamentare. L'ometto che confessa di mangiare agnelli a Pasqua che qualcuno ha scannato per lui. Ingrassa ometto, ché diventi ancora più bello di quanto non sei. E non vergognarti, se no dovresti aprire una bancarella per campare. Meglio fare il politico e prendere voti dagli intelligentoni che votano PD.

Poi una prima firma della carta stampata di casa nostra, Antonio Polito. Ho letto il pezzo umoristico che gli hanno pubblicato sul Corsera stamattina. Incollo una perla:

il cattivismo è un disturbo bipolare della politica, perché divide il mondo in amici e nemici, e inibisce la capacità di includere, che è poi il fine ultimo della democrazia

(Il buonismo è finito. Ma il cattivismo di Salvini è meglio? Corriere della Sera, 18 giugno 2018)


Il mondo è diviso in amici e nemici; io dico, persone con cui si può convivere e altre con cui non si deve. E per quanto la democrazia sia un vero schifo ai miei occhi, non è cosi schifosa da avere come fine subissare gli italiani di <<>> in libera moltiplicazione, bocche da sfamare da mantenere a vita, azzeramento della loro qualità di vita, ulteriore distruzione del loro habitat.

Il cattivismo, come tutti gli «ismi», è manicheo e daltonico: vede solo il bianco e il nero, e gli sfuggono le cinquanta sfumature di grigio di cui è fatta la realtà

Un urrà per Polito, per queste frasettine prese direttamente dall'affollato discount del galateo radical chic. Nemmeno Mani era davvero tanto  <<manicheo>> come questi originaloni che si riferiscono a lui vorrebbero far credere, ma cosa ne sanno di manicheismo?

Non riesce a vedere, sotto la superficie degli eventi, l’aspetto tragico della vita, che spesso mette in conflitto tra di loro due innocenti, rendendoli entrambi vittime
Au contraire, monsieur Polito, Salvini lo vede fin troppo questo aspetto, con la retorica del padre di famiglia, con i soldi che vuole andare a buttare in Africa, con le navi da guerra che abbiamo, e che non si capisce più a cosa servano. La parola chiave è CONFLITTO. Io mi aspetto che il mio ministro prenda le mie parti, in quanto cittadino italiano nato in Italia da genitori italiani. L'altro è vittima di chi lo ha messo al mondo in modo indebito, essere vivente illegale in un qualsiasi pianeta governato da forme di vita intelligente. Non è il caso di questo pianeta di imbecilli (homo stupidus stupidus), dentro il quale l'imbecille per eccellenza è l'italiano accoglione. Se i <<>> sbarcano, gli italiani diventano le loro vittime. Da quasi 50 anni l'Italia è paese di immigrazione, da quasi 50 anni è vittima. Adesso si comincia a dire qualche no, e siamo al cattivismo, con Salvini che si preoccupa dei bambini <<>>. Se, come no, cattivi siamo. Mettiamo proprio paura ai <<>>.

Poi, prendendo spunto da un fatto di cronaca, il buon Polito si impegna in un dotto confronto fra l'ingenuo (buonista renziano,) Rousseau e il perfido (cattivista salviniano) Hobbes,

Il cattivista incattivisce gli altri. Mentre il problema nelle società complesse è cercare la coesione, conciliare interessi e aspirazioni diverse e talvolta opposte, il cattivista produce altri cattivi

Insomma, se non li accogli, questi si incazzano. E va beh… renzianamente, e buonisticamente, ce ne faremo una ragione. Aspetta che si incazzi la Terra, di fronte al conto astronomico di troppi rousseiani e troppi hobbesiani, e poi vedrai.
Siamo in troppi perché possa esserci armonia. Alcuni devono uscire di scena, i figli della bomba demografica. Verrà il giorno in cui davvero Madre Natura si incazzerà delle troppe vite, dei troppi <<dreamers>>, dei troppi ometti che <<sognano>> un buon lavoro, la casa e la seconda casa, il vestito da mille euro, la BMW, la moglie del vicino, il viaggio in Polinesia e via dicendo. Allora il simpatico coglioncello e umanissimo elettore del PD, figlio unico di qualche imbecillotto che lo ha educato a venerare Rousseau, senza più cibo al supermercato da comprare e senza più polizia che gli risponda al telefono, potrebbe ritrovarsi per strada a prendere gomitate in bocca dal decimo figlio di BongoBong, quello a cui il coglioncello ha concesso gli stessi suoi diritti. E potrebbe scoprire che non è piacevole subire fame, legnate e caos. Intanto un bravo a Polito, che ha parlato di democrazia e di inclusione, che ha sparso nobili ideali e che anche oggi ha portato a casa la pagnotta.

sabato 16 giugno 2018

Non è cambiato niente

Di fronte a Salvini ministro, questa specie di mattatore, non è il caso di scomodare il Gattopardo. Nel romanzo di Tomasi di Lampedusa, la prospettiva del passaggio dai Borbone ai Savoia equivaleva ad un cambiamento radicale solo apparente, fatto al fine di evitarne uno radicale e reale; questa volta, nel passaggio da un Matteo all'altro, non cambia niente, né in apparenza né in realtà. Lo scontro è tutto coreografico, all'interno di una cultura marcia e decadente.

Su Salvini ho scritto tante volte, non è l'uomo della Provvidenza. Per stare alla retorica evangelica, c è solo rassegnazione: dobbiamo aspettarne un altro. Matteo II era appena diventato ministro dell'interno e bam! Sbarco di <<migranti>> clandestini bell' e fatto, con tanto di autorizzazione ministeriale. Ora il caso Aquarius sembra chissà cosa, ma vale meno di niente. Salvini se l'è presa con Malta, anziché coi <<>>. Assurdità dettata dalla barriera culturale di cui anche egli è vittima, come quasi tutti.

Malta non accoglie, questo è risaputo. E' un arcipelago minuscolo e terribilmente sovrappopolato, dovrebbe espellere, di certo non accogliere. Se poi fosse più grande e meno affollato, avrebbe comunque tutti i diritti di non accogliere queste masse di <<>>, ne varrebbe della sicurezza e della vivibilità del suo territorio, della qualità di vita dei suoi abitanti, della necessità di non mandare il segnale sbagliato in Africa. Le condizioni in cui Malta si trova rendono ancora più doveroso il rifiuto di diventare accoglitori/accoglioni.

Orban è, o dovrebbe essere, un modello per Salvini. Non è proprio il massimo, come non lo è Putin, altra icona di Salvini. Ma è quello che abbiamo, il massimo che il tristissimo presente dei Bergoglii, Boldrini e Mattarelli ci concede. Orban non accoglie, Malta non accoglie, si meritano la sufficienza. Il tentativo dei <<>> di entrare con la forza in un Europa piena zeppa di gente, povertà, tensioni e frustrazioni richiederebbe ben altra risposta. Ma visto che la Lega ci ha già spiegato nel 2011 (nella persona di Roberto Castelli) che non sa sparare, ci si deve accontentare di fare come Malta. E allora perché prendersela coi maltesi? Non dire: questi spettano a Malta, perché i prossimi spetteranno comunque a noi. Ma dire: da oggi facciamo come Malta. Non li prendono loro, non li prendiamo noi.

Perché non cambia niente? Perché non c è il salto culturale. A dire il vero Salvini ha provato a farlo, parlando di invasori e di difesa dei confini. Nella storia come si è difeso i confini dagli invasori? Salvini chiude i porti, alla faccia della storia. Eppure l'ha studiata per molti anni, nei limiti in cui il suo impegno politico gliel'ha permesso, prima di lasciare perdere. Nel furore dei revisionismi di vecchia data, oggi è consolidata l'idea che i cosiddetti barbari erano <<>>, non invasori, perché non volevano distruggere l'impero, perché non facevano un fronte comune antiromano, perché si battevano spesso per Roma contro altri barbari. Ma cosa conta questo? Erano stati chiamati dai Romani a prendersi pezzi dell'Impero? E dopo essere arrivati senza invito, forse erano benvoluti dai vari provinciali? Assolutamente no. Erano invasori e almeno i Romani non andavano a prenderli a domicilio per metterseli in casa. Poi hanno finito col soccombere, ma almeno hanno provato ad opporsi. Almeno combattere, almeno questo.

Salvini ha tirato fuori la <<retorica del papà>>, una cosa spaventosa, la solita fifa di essere accusato di mancanza di umanità dai catto-sinitri. Anche Renzi lo faceva, per <<guardare in faccia>> i suoi figli. Chissà quanto sono felici i suoi figli di guardare in faccia lui, 'sto adone in leggero sovrappeso. Ma i suoi figli fra qualche anno potrebbero chiedergli conto del contrario: hai accolto in un Italia piena di sporcizia, inquinamento, reati, disoccupazione, tensioni sociali e disastri ambientale, tutte le tragedie derivate dalla tragedia numero uno, la sovrappopolazione. Per il bene dei tuoi figli, per lasciare loro un mondo decente, dovresti combattere, non accogliere.

Intanto i <<>> non hanno perso la loro arroganza, nemmeno davanti ad una porta sbattuta in faccia. Sono così, sono poveri e la colpa è sempre di qualcuno. Certo non di chi li ha fatti nascere in mondo dove non c era posto per loro. Mamma e papà sono intoccabili.
In queste ore, appena di avvicinano con sulla loro navetta carica di sogni a una terra qualunque, chiedono se sia la <<loro>> terra. Quanto l'avete pagata? Mi ricordo di quell'ometto di mezz'età, dalle guanciotte rasate e ben prominenti, sembravano natiche di un implume, una bella faccia di culo, prendersela con un politico di estrema destra perché aveva parlato della sua città come… la sua città. Non è sua! Non mi risulta che l'ometto abbia detto niente contro questi <<>>. I <<>> sono come il figlio di un miliardario in un salone di supercar: è questa la nostra macchina, papà?
Nessuna di quelle terre che essi hanno avvistato è loro, nemmeno quella in cui li faranno sbarcare, a meno che gli spagnoli non decidano di suicidarsi per cedere il posto a questi nuovi arrivati.

venerdì 3 novembre 2017

Dawkins e i Nightwish

1. Richard Dawkins è nato nel 1941, il suo capolavoro, The Selfish Gene, è del '76, mentre il famoso Huxley Memorial Debate, in difesa dell'evoluzione, insieme a Maynard Smith e contro Edgar Andrews e Arthur Wilder Smith, è del 1986 (stravinto da Dawkins e Maynard Smith per 198 a 115). A quei tempi io andavo alle elementari e naturalmente di Dawkins non sapevo niente di niente.



2. Ne ho sentito parlare soltanto parecchi anni dopo, dopo la pubblicazione di un'opera molto diversa, The God Delusion. Un ragazzo si presentò in un forum di discussione e scrisse un messaggio soltanto, dopo il quale sparì. Nello spirito del discorso diretto tucidideo, ecco cosa disse: ho letto l' Illusione di Dio e ho perso la fede. Vaffanculo al mondo, vaffanculo alla luce del sole e soprattutto, vaffanculo a Dawkins.




3. Se nel 1986 quel cognome non mi avrebbe detto proprio niente, qualche anno dopo tuttavia mi sarebbe diventato familiare. Qualcun altro oltre me potrebbe ricordarlo, se non è più giovane e se si interessa di pallacanestro: Darryl Dawkins. Quando arrivò a Torino non è che ci si aspettasse molto, da bambino leggevo la Gazzetta più avidamente di qualsiasi altra cosa e posso garantirlo. E' una montagna, si diceva, prenderà qualche rimbalzo. Dopo poche partite viaggiava a una media dell'80 % dal campo, stazza di certo, ma anche tecnica. Una volta lo vidi segnare dall'arco, credo che in vita sua debba essergli capitato pochissime volte. "Vidi" in televisione naturalmente, quando la Rai mandava in onda, il sabato pomeriggio, il secondo tempo dell'anticipo, con l'inconfondibile voce di Gianni Decleva.



4. Nel 2014 un tastierista finlandese, Tuomas Holopainen, scrisse al Prof. Dawkins per offrirgli di partecipare come ospite alla realizzazione dell'ultimo album del suo gruppo, i Nightwish. Non si aspettava di ricevere una risposta positiva, del resto Dawkins quasi mai ha accettato inviti simili, e invece in questo caso è successo. Forse perché non si è limitato a mandare una mail, ma ha preso carta e penna per scrivergli, secondo Tuomas. Modestia, in realtà. Dawkins nella risposta gli disse che non aveva mai prima sentito parlare dei Nightwish, di aver deciso a quel punto di ascoltarli e di esserne stato conquistato.
Questo è quanto è venuto fuori; sua è la voce fuori campo, proprio all'inizio:



Ecco spiegato l'entusiasmo di Dawkins. L'ultima volta a Bologna, per vederli all'opera c'era una folla incredibile.


5. Quest'ultimo album si chiama Endless form most beautiful. E' una citazione di Darwin e si spiega perché il disco è una celebrazione della grandiosità dell'evoluzione. E questo spiega anche la presenza di Dawkins. Dopo essere stato con la band, sul palco a Wembley, ha detto che trovarsi di fronte a una folla tanto immensa era una cosa che intimidiva.


6. I Nightwish hanno dunque una marea di fan. Per la legge dei grandi numeri, dentro c è di tutto, e non potrebbe essere altrimenti. Ho letto una volta, di un tizio, un emerito imbecille che diceva di aver dato via tutti i loro album dopo la collaborazione con Dawkins, che offende tanto Dio Creatore nel quale neppure crede. Come dire: c è sempre un deficiente.


7. Un'altra canzone di questo Endless  form most beautiful si chiama Weak fantasy. Ho visto un'intervista alla cantante, le hanno chiesto: Floor, cos è la fantasia debole? Risposta: la religione. Di cui alcuni si approfittano per avere vantaggi. Nel commento sottostante, arriva il piccato invito del cristianuzzo di turno a non offendere. Adesso amo ancora di più questo gruppo.


giovedì 2 novembre 2017

Miseria yugoiberica, stile inglese

                                                       

Un buon motivo per staccarsi da Madrid la Catalogna ce l'ha, ed è la pecunia. Non è abbastanza per suscitare grandi simpatie - questi sono quelli che preferivano i "migranti" ai turisti - ma lo è per capirne il desiderio di indipendenza.
Ciò che invece io non riesco a capire è tutta questa massa di realisti dell'ultim'ora, questa accolita di volenterosi difensori dello stato spagnolo e della sua ragion di stato.
Perché Kosovo e Montenegro sì? Com' è stato possibile polverizzare la Serbia in quel modo, e con il consenso internazionale?
E ancora la Scozia, perché gli scozzesi possono organizzare il loro referendum senza avere donne prese a calci, trascinate per i capelli o con la faccia spaccata, e a Barcellona invece, se ci si prova, succede tutto questo?
La risposta è che la Spagna ha una costituzione che lo vieta, come l'Italia. Ma Spagna e Italia sono state per secoli diverse da quelle attuali - e anzi, per secoli non ci sono proprio state come organizzazioni politiche rapportabili ad uno Stato - eppure il sole sorgeva anche su di esse. Non sono indivisibili, nemmeno l'atomo, a onta del suo nome, lo è (almeno con mezzi fisici).
Un'altra risposta - questa davvero del cavolo - è che un paese democratico non può accettare la secessione di una sua regione. Come se uno non democratico potesse.
In un paese democratico qualsiasi legge, costituzionale o meno, ricava la sua legittimità dal fatto di essere varata in base al principio democratico. Il popolo, cioè i cosiddetti rappresentanti fanno la legge, e così come è stata approvata, essa può essere abrogata o modificata. In Spagna o in Italia non si può. E osano chiamarla democrazia.

Mi sono particolarmente goduto lo show del prof. Pasquino che si è presentato in tv con quel sorrisetto perennamente stampato sulla faccia a dire che le costituzioni si rispettano. Adesso so che tutto ciò che devo fare è arrivare al potere e imporre la mia costituzione.
Art. 1: comando io e ho diritto di vita e di morte su tutti. Art. 2: chi osa contraddirmi, muore.
Poi per giustificarmi per la repressione che attuerò contro chi voglia fare diversamente, ricorrerò alla pasquinata secondo la quale le costituzioni si rispettano.
Qualcuno dirà che la mia non sarebbe una costituzione democratica. Nemmeno quella spagnola lo è, come ho dimostrato sopra. Non lascia possibilità di abrogazione o modifica al sacro principio dell'unità dello stato.

Nella nostra miseria, andremo a votare - andranno a votare, perché nessuno mi vedrà nemmeno fuori dal seggio - fra 3 giorni. E' riemerso addirittura l'indipendentismo siciliano, magari avessimo la ricchezza della Catalogna. Questo solo ci manca, staccarci da Roma.

Se Rajoy è un vigliacco che inonda una città ribelle di polizia e poi non sa nemmeno chiedere scusa per la violenza, e se il re è un truce figuro che non merita il privilegio della sua nascita, è anche vero che l'UE si è prodotta nella solita prova disgustosa. Tre pesi e sette misure, e poi si meravigliano di non avere credibilità.
Uno spettacolo ben diverso è venuto da Londra: hanno lasciato votare gli scozzesi, hanno vinto con stile, e hanno recuperato la loro libertà dando un cazzotto sui denti a Juncker. Tutt'altra classe.

mercoledì 1 novembre 2017

Procreazione selvaggia e pulizia etnica

<< Tu condividi casa tua con un'altra giovane coppia. Dei bambini vengono al mondo. Tu ne hai pochi, loro ne hanno molti. Ti dicono che la casa dovrebbe spettare a loro, dato che sono in maggioranza. Cercano di espellerti ma tu sei forte e inizi a spingerli fuori. Allora quelli chiamano la NATO, che ti bastona. L'altra famiglia allora ritorna e ti caccia via >>

(The rapid growth of human population, 1750-2000. Histories, consequences, issues. Nation by nation. W.Stanton, 2003, 51. Traduzione mia).

Le bombe della Nato su Belgrado furono giustificate dall' <<orrore per la pulizia etnica>>, secondo le parole di Massimo D'Alema, allora presidente del consiglio della Repubblica delle Banane.

Un racconto analogo capitò a me di sentire in radio, da una ragazza serba. Nessuno in studio ebbe il coraggio o la voglia di contraddirla.

Onore a Milosevic.

Ognuno di noi trae orrore da fenomeni diversi.

lunedì 30 ottobre 2017

Il manager visionario: Aurelio Peccei


Quando questo libro fu scritto, la popolazione degli umani sul pianeta era di "appena" 4 miliardi di umani, il suo Autore parlava di <<dimensioni da incubo>> (57) e la definiva un grande formicaio.
Niente di strano che essa venisse generalmente considerata solo sotto gli aspetti della quantità - biologico ed economico - e non della qualità, se non quelli legati al piano formativo ed occupazione. Non ci si preoccupava abbastanza cioè del modo in cui mettere gli uomini nelle condizioni di poter realizzare il loro pieno potenziale. La realizzazione di questo obiettivo avrebbe dovuto essere conseguita attraverso diversi percorsi, uno dei quali avrebbe implicato che <<il diritto di dare la nascita non è un diritto naturale assoluto ma deve essere regolato in accordo con il bene comune>> (c.vo dell'Autore, 232). Non si stenta a riconoscere l'influenza della tragedia dei commons di Hardin che Peccei richiama esplicitamente in un passo precedente, evidenziando il disastro cui si incorre quando qualcuno approfitta di un bene comune pensando al proprio esclusivo interesse. Per ovviare al disastro, oltre a garantire l'accesso all'aborto e alla sterilizzazione, la legislazione nazionale non avrebbe dovuto permettere al cittadino di eccedere nella procreazione; e a ciò si sarebbe aggiunta una pattuizione internazionale affinché ogni Stato raggiungesse gli obiettivi demografici compatibili con la preservazione della qualità umana, prevendendo censure e sanzioni per gli inadempienti.
L'accusa di utopia, respinta dall'Autore, si è invece dimostrata fondata. Nessun accordo del genere si è verificato nei successivi 40 anni, e ad oggi non se ne parla nemmeno. Su un altro punto Peccei aveva torto: nel ritenere che la generazione successiva alla sua si fosse rivelata migliore delle precedenti. La definizione di visionario che molto appropriatamente Gianfranco Bologna gli attribuisce rende conto anche di presentimenti e convinzioni destinati ad essere sfatati; di un ottimismo, soprattutto, insito nella personalità dell'uomo e del manager, non abbastanza giustificato.
Non ci sono suggestioni antinataliste, né antiterzomondiste; c è invece il forte richiamo affinché le nazioni del Primo Mondo siano in prima linea per la costruzione di un nuovo ordine globale.
Vi è inoltre la negazione del diritto di disporre per gli Stati secondo il proprio arbitrio delle risorse naturali ricomprese entro i propri confini, così da tenere conto anche delle esigenze delle altre popolazioni interessate al loro utilizzo, cosi da evitare tensioni e conflitti.
Il cuore del lavoro è il racconto della costituzione del Club di Roma <<appassionante avventura dello spirito>> (95), la precisazione della natura di questo gruppo di lavoro e dei suoi fini, e dell'itinerario che portò alla realizzazione del mitico rapporto sui Limiti dello Sviluppo; dapprima il progetto abbozzato da Hans Ozbekhan (Ricerche di risposte strutturate alle crescenti complessità ed incertezze mondiali), la rinuncia del Club a svilupparlo per la scarsa corrispondenza ai propri desiderata; e poi la svolta con l'entrata in scena di Jay Forrester del MIT, lo sviluppo del progetto da parte di un suo collaboratore, Dennis Meadows, e l'opera della moglie di questi, Donella, fondamentale per dare al rapporto quel carattere divulgativo rivelatosi decisivo per il suo successo. E poi, ancora, alcune delle reazioni critiche, e i successivi rapporti preparati da altri studiosi.
Un'autobiografia di grande densità problematica, oltre che di avvenimenti personali e storici.

<<Il meglio che posso fare, durante quell'attimo che è la mia esistenza nella comunità umana, è vivere secondo le mie convinzioni e cercare di migliorare, per quanto sta in me, la totalità delle cose, e certamente non fare a nessun altro essere, umano e non, quello che non vorrei venisse fatto a me >> (33).  

giovedì 15 giugno 2017

#147. Roma sottoposta agli immigrati

Questo semplice collage di tweet è opera di Nina Moric. Prima sono tutti fratelli e sorelle, poi non possiamo più andare avanti così, cosa sono questi qua, mi chiedo.

Persino dei sindaci del PD hanno detto basta, potevano non farlo i grillini? Quando la vita diventerà impossibile, e si stazionerà coi fucili accanto ai pozzi, sarà altro che fratelli e sorelle. Il tempo della retorica è già finito, siamo al "così", siamo tornati a guardare in faccia la realtà. E' da un bel po' che non si può andare avanti in questo modo, se ne accorge adesso. Virginia era quella che trovava vergognosa la resistenza contro la famiglia marocchina che occupava una casa popolare; adesso accolga. Voleva pedalare, pedali. Voleva l'accoglienza, quella sera quando apparve in video, dall'intelligentissimo Formigli. Per farle recitare il sacro verbo immigrazionista, le fece vedere il momento in cui una negra partoriva (what the fuck?). Non ricordo di aver mai visto un bambino più orrendo in vita mia. E lei, chioccia, un pezzo di orecchia a sventola che le usciva dalla lunga capigliatura, confermò: accogliere, accogliere. E poi, a parto ormai avvenuto: però con un sistema diverso. Rivediamo Dublino, sbologniamo immigrati per quote agli altri paesi europei. Aspetta e spera.

La pressione migratoria dipende solo dalla nostra debolezza. Ius Soli in arrivo, cosa dobbiamo ancora subire?

Non deve mai cambiare niente - buonisti e mezzobuonisti

Renzi, quella faccia tosta, tosta e grassa, è tornato a farsi vivo sui <<>>. Quando si dice perdere l'occasione per tacere. ...