giovedì 15 giugno 2017

#147. Roma sottoposta agli immigrati

Questo semplice collage di tweet è opera di Nina Moric. Prima sono tutti fratelli e sorelle, poi non possiamo più andare avanti così, cosa sono questi qua, mi chiedo.

Persino dei sindaci del PD hanno detto basta, potevano non farlo i grillini? Quando la vita diventerà impossibile, e si stazionerà coi fucili accanto ai pozzi, sarà altro che fratelli e sorelle. Il tempo della retorica è già finito, siamo al "così", siamo tornati a guardare in faccia la realtà. E' da un bel po' che non si può andare avanti in questo modo, se ne accorge adesso. Virginia era quella che trovava vergognosa la resistenza contro la famiglia marocchina che occupava una casa popolare; adesso accolga. Voleva pedalare, pedali. Voleva l'accoglienza, quella sera quando apparve in video, dall'intelligentissimo Formigli. Per farle recitare il sacro verbo immigrazionista, le fece vedere il momento in cui una negra partoriva (what the fuck?). Non ricordo di aver mai visto un bambino più orrendo in vita mia. E lei, chioccia, un pezzo di orecchia a sventola che le usciva dalla lunga capigliatura, confermò: accogliere, accogliere. E poi, a parto ormai avvenuto: però con un sistema diverso. Rivediamo Dublino, sbologniamo immigrati per quote agli altri paesi europei. Aspetta e spera.

La pressione migratoria dipende solo dalla nostra debolezza. Ius Soli in arrivo, cosa dobbiamo ancora subire?

giovedì 11 maggio 2017

Dopo lo stupro di Trieste

Si resta attoniti dopo notizie del genere, ma non sorpresi, purtroppo.

Trovo particolarmente detestabili le parole della Serracchiani che si profonde nella "massima solidarietà" verso la vittima. La sua non è e non può essere la massima solidarietà, la mia lo è. Fare scontare la pena allo schifoso e poi espellerlo, questo di certo non è il massimo. Conosciamo le ridicole pene previste dal nostro sistema.

Esiste anzitutto un obbligo di prevenzione dell'azione criminosa che è chiaramente trasgredito quando si lascia entrare chiunque. Su questo punto, in seguito agli agghiaccianti fatti di Palagonia, sappiamo come la sinistra la pensa: la responsabilità penale è personale, come recitò chioccia la Boldrini. Ovvero, se un immigrato illegale vi stupra e vi ammazza, non sono problemi nostri. Ve li portiamo in Italia ma non sono problemi nostri. A lei, Sua Maestà, è difficile che possa capitare, scortata da un esercito. Solita storia, i governanti di sinistra si fanno belli della loro solidarietà e non ne pagano le conseguenze. La gente comune paga. 

"Se c è un problema di legislazione carente", buongiorno! Manca la chiusura della frontiere verso gli illegali. Manca la castrazione chirurgica per gli stupratori. Manca la PENA DI MORTE.
Ma da una che parla di congiungere l'obbligo di "accoglienza umanitaria" con il senso di giustizia, cosa ci si può attendere?

C'è una ragazzina di 17 anni, la cui vita è stata ROVINATA PER SEMPRE da uno che non doveva neanche stare in Italia.
STUPRATA MENTRE IL PD GOVERNAVA.

Il suo paese non l'ha protetta. Senza quest'obbligo del cavolo di accogliere, lei avrebbe potuto vivere e godersi i suoi 17 anni. Non c è niente da mettere assieme, bisogna scegliere: italiani o illegali.

Defraudata da uno Stato indegnamente guidato da un partito che l'ha sacrificata ai suoi sporchi interessi di meticciamento; ingannata da un inqualificabile individuo che ha finto un malore, per aggredirla selvaggiamente; ora la Serracchiani le offre la sua solidarietà, con quale coraggio.
La malvagità del prossimo, il cinismo di un mondo corrotto e l'ingiustizia della sorte hanno permesso che questo accadesse. Non c è altro da dire.

lunedì 8 maggio 2017

Quello che serve per morire

Un galantuomo, uno qualunque, uno dei pochi, ogni giorno si ritrova i suoi problemi da fronteggiare, e lo Stato dovrebbe quantomeno evitare di aggiungerci il carico. A ogni giorno basta la sua pena.

Nel tentativo nominale, teorico, ipocrita di fare questo, lo Stato fa votare "tutti", anche i cani e i porci. Votano quelli che non sanno scrivere, tanto basta mette una X; votano quelli che non sanno che l'umanità non ha un lungo futuro davanti a sé; votano tutti. Nascere cittadino dà a tutti gli stessi diritti, che é come dirmi di non andare a votare. Ogni testa un voto, la testa di un cretino vale per la legge quanto quello di uno che cretino non è. Con questo sistema i cretini non si battono. Quante volte le madri dei cretini restano incinte lo ha mostrato la scena andata in onda la scorsa notte a Parigi. Erano in festa, per un principino borioso, col culto di se stesso, che non farà niente di quello che serve alla Francia.

Tanti suoi elettori hanno confessato quello che si sapeva già, non hanno votato per lui ma contro l'altra, Marine Le Pen. Possiamo essere morsi dal serpente più velenoso, però si fa come se non ci fosse problema; va bene l'acqua fresca, la cannabis, la pasta asciutta, ma non l'antidoto, o quello che più somiglia ad antidoto. A Parigi hanno avuto pochi attentati, si capisce dalla percentuale di voti presi da questo presidente. Avrei potuto capire se tutto fosse sempre andato liscio, ma dopo tutto quello che è successo, questo voto è imperdonabile.

Crivellati di colpi al concerto,

fatti saltare in aria al ristorante,

freddati al supermercato,

schiacciati per la strada,

sgozzati in chiesa,

decapitati in fabbrica, la testa infilzata,

accoltellati davanti al centro ebraico...

e qual sarebbe il disastro? OH DIO, SE VINCE LA LE PEN.

Intanto Berlusconi vorrebbe far ricredere Salvini perché col lepenismo non si vince. Almeno per ora.
Non si deve fare quanto che occorre, ma quanto occorre a farci vincere. Non fare la cosa giusta, ma prendi esempio da questo presidentino francese. Evviva la democrazia. Viva l' Europa, via l'euro, via il fondaco e viva il porto di mare; speranza, fiducia, liberté, égalité, fraternité; l'89 è finito da un pezzo, ma fa niente. La gentuzza vuole sentirsi dire questo, vuole il terrorismo, la criminalità, la prevaricazione degli ultimi arrivati. Questo voto è come il mantra di Candyman allo specchio: Isis, Isis, Isis, Isis, Isis...   

sabato 6 maggio 2017

Sanatorie d'America

George W. Bush proposes an amnesty - looking for love in all the wrong places.

Estate 2001

Alla fine a Bush jr. sarebbe andata male, meno agli illegali che intanto si erano messi le leggi americane sotto ai piedi. Questo articolo espone tutte le ragioni per cui è meglio imporre il rispetto della legge. Intanto, l'anno dopo, Berlusconi e la Lega avrebbero consentito con la legge Bossi-Fini di regolarizzare 250mila immigrati.  Per questo non si va a votare, altro che storie.




*
Il "fumo" dietro la nuova amnistia per gli immigrati ha iniziato ad apparire lo scorso anno. Il congressista dell'Illinois Luis Gutierrez l'ha proposta sotto forma di conto per le promesse del presidente Clinton alla LULAC, alla MALDEF e alle centinaia di gruppi che la lobby dell'immigrazione comprende.
"Illegale" è un termine peggiorativo, perciò opporsi all'immigrazione illegale è una facile posizione per gli eletti. La speranza è che rimuovendo la macchia dell'illegalità attraverso il premio di un'amnistia il problema svanirà, mentre fare qualcosa per fermare gli attraversamenti della frontiera americana rimane tutt'altra cosa.
Poiché gli eletti hanno fallito nell'agire in modo decisivo, l'amnistia per gli immigrati illegali è stata venduta per la prima volta al pubblico nel 1986 come soluzione per questo difficile problema una volta per tutte.
Era quello il supposto motivo 15 anni fa quando c'erano 5 milioni di immigrati illegali negli US e questo è il motivo per cui se ne parla oggi mentre ci sono 11 milioni di immigrati illegali che vivono in mezzo a noi.
Ma le amnistie non sono la soluzione, esarcebano soltanto il problema dell'ingresso illegale e incrementano anziché fare da deterrente all'immigrazione illegale. Questa era la conclusione dell'INS del 12 ottobre 2000 e successivamente ignorata - un'analisi pubblicata quasi subito dopo le dimissioni dell'ex commissario Doris Mesigned.
A dispetto del riconosciuto fallimento politico che ha cambiato la California e gli US per sempre, il nostro nuovo presidente e i suoi consiglieri stanno spingendo ancora di più su questa linea.
La sola differenza su questo problema è che Bill Clinton era subdolo nel modo in cui lo perseguiva e si prestava ai provvedimenti di amnistia cercando di non farli apparire come collegati ai suoi debiti congressuali, mentre per George Bush l'amnistia è alimentata dalla fantasia di sedurre l'elettorato dei Latinos.
Il desiderio degli americani su questo punto non vale niente per nessuno dei due, ed entrambi non prestano attenzione al problema della sovrappopolazione.
Ma quale crisi sarà risolta con un'altra amnistia e quale nuovo subbuglio sarà creato dai leader nazionali che cercano di farsi amare in tutti gli ambienti sbagliati.



In aggiunta alla contrarietà della maggior parte degli americani, ci sono altre ragioni per mettere in dubbio la legittimità dell'amnistia come strumento di politica migratoria. Non esiste nessuna storia sulle ricompense in sostituzione della deterrenza. Le infrazioni immigratorie sono un caso speciale in cui si applica la motivazione inversa?
Prima del 1986 ci sono state solo 3 amnistie in tutta la storia degli US. Nel 1865 e nel 1868 il presidente Andrew Johnson garantì l'amnistia ai sostenitori dei Confederazione. Poi, quasi 100 anni dopo, il presidente Carter perdonò i renitenti alla leva andati a vivere all'estero durante la guerra del Vietnam.
Il proposito di queste amnistie precedenti era di lenire le spaccature fra il governo e i suoi cittadini - un tentativo di riunire gli americani lacerati da profonde divisioni politiche. In quei casi le amnistie ebbero successo nel mettere fine a ribellioni e conflitti interni.
Tutte e tre queste amnistie erano volte al contempo a perdonare e, sperabilmente, a dimenticare mentre le recenti amnistie non hanno condotto a nessuna riconciliazione ma solo a richieste di altre amnistie, e ad incentivare il comportamento da condonare.
L'amnistia IRCA del 1986 è stata, in più modi, la "madre" dell'amnistia che l'amministrazione Bush sta considerando adesso. Ha incoraggiato la disonestà nei destinatari. E' stata originariamente intesa per i lavoratori della terra - un programma che ha enormemente sottostimato il numero dei richiedenti, ha dato impulso alla endemica contraffazione dei documenti attualmente in circolazione, e ha fallito del tutto nel rimuovere come promesso il magnete delle occasioni di lavoro. Il redattore del NY Times Robert Suro ha definito l' amnistia del 1986 il caso più enorme di frode immigratoria mai perpetrato sul popolo americano. 
Perciò, abbiamo davvero bisogno di ripetere nuovamente questa esperienza? E come un fallimento simile ha creato un precedente per quella che diventata una legislazione continua?
La lezione è che perdonare e dimenticare possono avere successo solo quando le parti hanno legami significativi fra di loro - legami più importanti della lotta che li separa.


Considerando che l'amnestia non è la strategia appropriata per l'ingresso illegale, le soluzioni riposano piuttosto nell'insistere sul rispetto delle nostre leggi e dei nostri confini. Abbiamo bisogno di mettere un freno nella nostra super indulgente società che tollera chi imbroglia e nella quale le amnistie continue sono diventate l'ultimo programma di assistenza immigratoria. Non dovremmo avere un'amnistia dopo l'altra cui doverci opporre. Se mettessimo fine all'uso scorretto del concetto di amnistia che non dovrebbe mai essere applicato agli stranieri illegali innanzitutto? E rimuoviamo il caloroso vezzeggiativo involucro che avvolge la parola amnistia - sbagliato per una politica associata a tanto tradimento e a cosi tanti abusi.
Se la perdurante richiesta di lavoratori in agricoltura rimane un problema, sarebbe un affare in fin dei conti per il governo investire maggiormente in tecnologia robotica avanzata per i coltivatori.
Non raccogliamo più cotone a mano, e invece delle amnistie potremmo modernizzare il modo di cogliere frutta dagli alberi e far produrre la terra. Ma non inventeremo mai macchinari avanzati finché la gente sarà più economica della tecnologia, altra ragione per archiviare le amnistie come politica sociale regressiva.

DIANA HULL - Californians for Population Stabilization.

venerdì 5 maggio 2017

Morire di sovrappopolazione? Bhola 1970

Non mi risulta che qualcuno mi abbia preceduto in Italia nella traduzione di questo articolo. In esso si evidenzia non solo come la nefasta mancanza di equilibrio nel rapporto fra nascite e morti sia tanto grave che una catastrofe locale viene assorbita come se nulla o quasi fosse stato, ma anche che quando si ricercano le cause della catastrofe, questa turbo-natalità resta sempre sotto silenzio. Da notare il raffinato riferimento ad una "necessità" virgolettata, proprio in quanto indotta dalla bomba demografica, e perciò non necessaria.



Nobody Ever Dies of Overpopulation - Science, vol. 171, num. 3971, 1971.

Quelli fra noi che sono profondamente preoccupati riguardo alla popolazione e all'ambiente - siamo definiti "econuts" - sono accusati di vedere erbicidi negli alberi, inquinamento nei ruscelli, radiazioni nelle rocce, e sovrappopolazione ovunque.

Ero a Calcutta nel novembre 1970 quando il ciclone colpì il Bengala orientale. I primi dispacci parlavano di 15mila morti, ma le stime salirono rapidamente fino a 2 milioni per poi scendere a 500mila. Una bella cifra tonda: andrà bene come qualsiasi altra, perché non saremo mai in grado di saperlo.
I senza nome che sono morti, persone "non importanti", ben oltre il margine delle strutture del potere sociale, non hanno lasciato traccia della loro esistenza. In Pakistan (quella propaggine orientale che oggi è il Bangladesh, ndr) coloro che hanno avuto figli hanno recuperato la perdita in appena 40 giorni, e il mondo ha rivolto la sua attenzione ad altre questioni.

Cosa ha ucciso quegli sfortunati? Secondo i giornali, il ciclone. Ma uno può altrettanto logicamente dire che è stata la sovrappopolazione a ucciderli. Il delta del Gange è a malapena al di sopra del livello del mare. Ogni anno parecchie migliaia di persone muoiono in occasioni di tempeste ordinarie. Se il Pakistan non fosse sovrappopolato, nessuno sano di mente porterebbe la sua famiglia in un luogo del genere. Ecologicamente parlando, un delta appartiene al fiume e al mare; là l'uomo si impone a suo rischio.

Nella storia per ogni evento ci sono molti antecedenti. Solo con una decisione arbitraria possiamo designare un singolo precedente come "causa". La nostra scelta è prevenuta - prevenuta per proteggere il nostro ego dall'attacco di verità sgradite. Proprio in questi termine la mise T. S. Eliot in Burnt Norton:

Via, via, via, disse l'uccello; l'essere umano non può sopportare moltissima realtà.

Identificando la sovrappopolazione come causa di mezzo milione di morti, minacceremmo noi stessi con una domanda alla quale non sappiamo rispondere: come possiamo controllare la popolazione senza ricorrere a misure ripugnanti? In preda alla paura chiudiamo le nostre menti ad un coarcervo di possibilità. Preferiamo dire che un ciclone ha causato i morti, così da sollevarci dalla responsabilità di questa e delle future catastrofi. Il "fato" è così confortante.

Ogni anno registriamo tubercolosi, lebbra, malattie enteriche e parassiti come "causa di morte" di milioni di persone. E' ben noto che la malnutrizione è un importante fattore che precede la morte in tutte queste categorie; e la malnutrizione è connessa con la sovrappopolazione. Ma la sovrappopolazione non è considerata causa di morte. Non possiamo sopportare quest idea.
Ci sono persone che adesso stanno morendo per malattie respiratorie a Tokio, Birmingham e Gary, a causa della "necessità" di più industria. La "necessità" di più cibo giustifica la iperfertilizzazione dei suoli, che conduce alla eutrofizzazione delle acque e diminuisce la produzione di pesce - che porta a un maggiore "necessità"di cibo.

Che cosa diremo quando non ci sarà elettricità sulla nostra costa orientale in estate e parecchie migliaia di persone moriranno prostrate dal caldo? Daremo la colpa al tempo? O alle compagnie elettriche per non aver predisposto generatori a sufficienza? O agli econuts per aver insistito sui controlli dell'inquinamento?

Una cosa è certa: non incolperemo la sovrappopolazione per i decessi. Nessuno mai muore di sovrappopolazione. E' impensabile.

GARRETT HARDIN - University of California, Santa Barbara.

giovedì 4 maggio 2017

Dalla Svezia con orrore

1.
Nel 2015 la giornalista inglese Katie Hopkins scrisse sul Sun un articolo nel quale proclamava il suo disinteresse per le immagini di bare, di cadaveri in acqua, di stralunati che attraversavano il Mediterraneo poiché si trattava della stessa gente che si affollava a Calais: giovani maschi, aggressivi, che tormentavano i camionisti diretti in Gran Bretagna e che si moltiplicavano come virus su una nave da crociera. These two populations are the same. Suggeriva l'impiego di elicotteri d'assalto per fermarli. Li definiva cockroaches, costruiti per sopravvivere ad una bomba atomica.
Apriti cielo! Le diedero addosso benpensanti scandalizzati, figli di papà e figlie di Maria. Con quale coraggio, Katie?

2.
Con una leggera nausea, seguivo oggi i commenti sul tema nel solito salotto televisivo. Immaginarsi la scena: siamo su Telekabul, uno studio televisivo spoglio da far tristezza, ospite seduta su una sorta di "cubo" (quando dicono il design ipermoderno), Carlotta Sami. Cioé quella che ha preso il posto all'UNHCR di Sua Maestà Imperiale, Laura Boldrini, di luce divina splendente e con 27 uomini di scorta. L'epigona di Sua Maestà davanti alla "Zarina", la Berlinguer. Difficile che la Sami possa parlare del danno che l'immigrazione selvaggia sta arrecando all'ecosistema italiano, così come all'economia e alla società italiana. Se la possibilità di portare a casa lo stipendio dipende dal non capire qualcosa, allora possiamo stare ben certi che la Sami non capirà mai niente di ecologia, di ecologia, di ordine sociale.

3.
A un certo punto si materializza in collegamento Peter Gomez, che profetizza una durata di 25 anni per questo agghiacciante fenomeno. Non 20 o 30, ma 25, chiaroveggenza, probabilmente. Io direi 25 anni e 2 mesi e mezzo. 25 anni di questa roba? Minimo minimo sono 5 milioni di "migranti". Viene da sorridere pensando al povero Enrico Giovannini che prevedeva un massimo di 61 milioni di persone per l'Italia. Domanda: cosa metterà fine ai "salvataggi" fra 25 anni? Forse dipende da come sarà ridotta l'Italia a quell'epoca. Forse fra 25 anni gli italiani si stancheranno della cellulite di Renzi e lo cacceranno in Africa a pedate, a predicare in loco i suoi nobili ideali di accoglienza a spese altrui. Forse occorrono 25 anni perché la disperazione degli italiani rimasti senza niente li porti a ribellarsi. Al momento sembra sia tutto ok. Renzi ha rivinto le primarie, e forse scodellerà il suo prossimo "stai sereno" al Camomilla Gentiloni (il copyright è del Prof. Pietro Melis). Tornando ad essere primo ministro, potrebbe impiegare le portaerei per caricare i clandestini, sono più capienti delle barchette delle ONG (il mio istinto suicida mi costringe a scrivere tutto questo, pur sapendo che incapperò nel nuovo sistema radar a manovella contro le fake news).
Il povero Sallusti non ha niente da obiettare, memorabile contraddittorio. Datemi la notte o datemi Blücher. O la Hopkins.

4.
All'inizio di marzo, dopo essere passata al Mail Online,  Katie Hopkins ha pubblicato il resoconto di un suo viaggio a Stoccolma, su richiesta di alcune donne locali. La Svezia degli immigrati in rivolta dopo aver trovato una casa, la Svezia degli stupri, delle auto date alla fiamme la notte.
Epicentro del viaggio, Rinkeby, la piccola Mogadiscio. Alla Boldrini piacerebbe di sicuro (27 uomini di scorta).
Una svedese, "chiamiamola Lucy", 27 anni, vive vicino a un centro commerciale che richiama immigrati a bizzeffe. Accanto all'appartamento della ragazza c è un ponte, sotto al quale ci sono sempre capannelli formati da questi individui. A loro basta risalire una scala e sono da lei.

She knows the latest rape cases by heart, quotes them to me, the words tumbling out, a long line of horrible happenings. She is waiting for her turn to be added to the list. She can't tell her mum. She doesn’t want her to worry.
Terribile.

Her apartment was broken into last week in the middle of the day. The burglars took her laptop and her car keys, and later her car. The police told her they were too busy to come (Where females fear to tread - K.Hopkins, 3/2017).

Sic! Insomma, la ragazza conosce a memoria gli ultimi casi di donne stuprate dagli immigrati e attende il momento di subire la loro stessa sorte. Per ora le sono entrati in casa e le hanno portato via il portatile, le chiavi della macchina e la macchina. La polizia era troppo impegnata per intervenire. Lei non ha detto niente alla madre per non farla preoccupare.

Ogni giorno va a lavorare e torna a casa così, nella paura. Si è comprata uno spray urticante, e spera possa servire a qualcosa. Non si è fatta fotografare, non per timore dei migranti, ma della fancazziste svedesi che le darebbero della razzista se mettesse la faccia sotto la sua denuncia. Dei del cielo, come ci siamo ridotti. Questa è la vita di questa ragazza. Anche non dovesse accaderle niente di male, qualcosa di male accade ogni giorno. Non le è più dato di vivere tranquilla in casa propria per questa gente che neanche dovrebbe stare in Europa.

Poi, una granata ritrovata in un cestino dei rifiuti, un ordigno esploso a Malmö, un centro d accoglienza in fiamme. Nelle 12 ore successive all'arrivo della Hopkins in Svezia.

Ancora, una passeggiata in una periferia "no go", in mezzo a un mucchio di giovani, maschi, africani, parlanti arabo. In giro così, chiaramente senza avere niente da fare. Lei, unica donna, unica bianca, chiede ad alcuni di loro cosa facevano. Fuck off, you white woman whore, e via dicendo.

L'indomani, incontrando un gruppo di donne locali, le viene rivelato lo "strano codice morale" di Rinkeby: una donna non islamica è più esposta al crimine. Occorre coprirsi i capelli per avere un minimo di protezione in più. In 4 parlano svedese, le altre solo arabo, anche dopo 25 anni di residenza. Non si fidano ad uscire, come Lucy, dominata dalla paura nel suo appartamento.

"In fila per l'autobus, circondata da questa gente, posso dirlo onestamente, non mi mai sentita tanto sola", Katie Hopkins.

mercoledì 3 maggio 2017

Fantasmi malthusiani (L'estinzione è per sempre)



Extinction is Forever: How To Avoid It

Si è tenuta nei giorni compresi fra 27 febbraio e 1 marzo in Vaticano la conferenza organizzata dalla Pontificia Accademia delle Scienza sul tema "Come salvare il mondo naturale da cui dipendiamo".
L'evento sarebbe passato con ogni probabilità sotto silenzio se non fossero stati invitati a prendervi parte John Bongaarts e Paul Ehrlich. Il primo è il vicepresidente del Population Council, una ONG newyorkese che anziché attrezzare navi per far sbarcare immigrati illegali dal terzo al primo mondo, si batte per limitare la crescita demografica; Bongaarts ha un passato di ricercatore alla Hopkins ed è fra i migliori demografi in circolazione; l'altro, emerito a Stanford, autore di The Population Bomb del '68, è il nome più celebre nella storia del malthusianesimo del XX secolo.
Si può immaginare la reazione dell'oltranzismo cattolico. Lo scandalo e lo sdegno hanno riguardato soprattutto il nome di Ehrlich, com era ovvio. Aborto come mezzo di contenimento demografico , aborto forzato, sterilizzazione sono più quanto un cattotalebano possa sopportare (la distruzione dell'ecosistema e l'estinzione di massa, invece, sono sopportabili).
Quando Michael Pakaluk della Catholic University (sic!) definisce i due "i nostri nemici" è soprattutto Ehrlich a pesare nel giudizio, e ne cita le dichiarazione anti-vaticane. Una in particolare, merita di essere riportata:

Sospettiamo che la più intelligente possibilità di cambiare la posizione vaticana e di consentire all'umanità di salvarsi è la determinazione di molti cattolici al di fuori del Vaticano di fare questo cambiamento. Infatti la ferma opposizione del Vaticano alla conferenza del Cairo ha subito un serio colpo nel giugno del 1994 quando un comitato laico della Pontificia Accademia delle Scienze ha sollecitato dei limiti alla dimensioni delle famiglia per evitare "problemi insolubili" nella crescita demografica fuori controllo. Non sorprende che sia stato riportato che papa Giovanni Paolo II fosse "infuriato per via del rapporto" By inviting enemies of Church, papal academies risk perfect storm, M Pakaluk, 2/2017 [la traduzione è mia].
  Bongaarts, invece, è gratificato di un paragone con la grande Margaret Sanger e di un conto in tasca. Tutto qui.

Un misero pezzo di propaganda cattolica sull'argomento è stato scritto da Aldo Maria Valli, vaticanista Rai, 6 figli, quasi ai livelli del Niger. Parlare di bomba demografica a Valli è come gridare al lupo per l'ennesima volta. Valli non sa, povero, che il lupo alla fine venne davvero.  Ehrlich il solito profeta di sventura, lo chiama dottor Stranamore perché, come il personaggio di Kubrick, amarebbe la bomba (la demobomba).  Catastrofista di qua, catastrofista di là, profetizza e sbaglia, "continua a ponteficare". Detto da un vaticanista è il colmo. Mette fra virgolette un fantomatico titolo italiano dell'opera del '68. Non si è risparmiato nemmeno la celebre scommessa con Simon perché deve dimostrare che Ehrlich ha sempre avuto torto. Ti immagini, un mondo che va in malora e tu che ci hai rovesciato dentro 6 figli???
A me questo qui fa pensare ad Alida Valli. Cognome uguale, contiguità di nomi, Aldo-Alida, volto pulitino di quello che non ti fa pensare ad un maschio alfa. Anni passati a Telekabul, ora sull'ammiraglia, ma perché pagare il canone alla Rai? Ti scende tutto dopo aver letto una cosa come "eliminiamo l’uomo, riduciamo la sua presenza sulla terra e risolveremo ogni problema". Tutta la soddisfazione ostentata si risolve alla fine in un travaso di bile per l'invito.

Quanto ai malinconici dispersi di Rientro Dolce, condividono l allarme sulla sovrappopolazione, non quello alla coercizione "in caso di fallimento dei metodi rispettosi delle libertà individuali (ricordiamo che il concetto di "rientro dolce" fu introdotto da un libertario come Marco Pannella proprio in opposizione a idee coercitive)". 

Niente coercizione, di nuovo. Perciò, visto che la loro relazione sull'evento termina con questa parole, possiamo ben fallire tutti quanti, se i "rispettosi metodi" falliscono. Andatevene rispettosamente a quel paese


La dichiarazione finale presenta questo virgolettato: "In brief, the wealthy destroy the global habitat for their profit and the poor destroy the local habitat for their survival". Se il tabù demografico è un muro, questa frase, il solito topos manicheo dei 2 principi di colpa a spiegare l'attuale realtà, è appena un foro per guardarci attraverso. E invece questo muro andrebbe abbattuto. La ricchezza è compatibile con la conservazione ambientale: basta varare leggi appropriate e rompere le ossa a quelli che distruggono la Natura. La povertà globale, invece, non ha nessuna compatibilità, perché essa da sé trae la ragione della sua prolificità. E non ci sono più posti a bordo.

Sconcertante questo passaggio: "An inescapable condition for attaining global sustainability is wealth redistribution, because high levels of consumption anywhere have worldwide impacts on degrading the functioning of earth systems and destroying biodiversity. Ending extreme poverty, which would cost about $175 billion or less than 1% of the combined income of the richest countries in the world, is one major route to protecting our global environment and saving as much biodiversity as possible for the future" [il corsivo è mio]. Come si possa sviluppare il sottosviluppo per proteggere l'ambiente è un mistero, almeno per me. L'affermazione secondo cui alti livelli di consumo hanno un elevato impatto ambientale pretende di settorializzare un problema più ampio (se questi alti consumi danneggiano l'ambiente è perché anche i paesi ricchi sono sovrappopolati). Comunque, la linea è questa: dare di più ai poveri, senza proporsi di far calare la popolazione.

Scontato, e peraltro giustificato da tanta miseria, l'omaggio finale a Bergoglio "we must follow the conciliatory moral principles outlined so well (certo, so well, ndr) in the Encyclical Laudato si’ that formed the inspiration for our meeting". Detto, fatto.

L'evento era a porte chiuse, le informazioni latitano. Non so quanto Ehrlich possa aver contribuito a questo testo, né quanto possa ancora avere voglia di dare battaglia a 85 anni, fin nella tana del lupo. Alla fine i fantasmi malthusiani sono svaniti, e l'isteria preventiva dei reazionari è stata sconfessata.

#147. Roma sottoposta agli immigrati

Questo semplice collage di tweet è opera di Nina Moric. Prima sono tutti fratelli e sorelle, poi non possiamo più andare avanti così, cosa...