venerdì 3 novembre 2017

Dawkins e i Nightwish

1. Richard Dawkins è nato nel 1941, il suo capolavoro, The Selfish Gene, è del '76, mentre il famoso Huxley Memorial Debate, in difesa dell'evoluzione, insieme a Maynard Smith e contro Edgar Andrews e Arthur Wilder Smith, è del 1986 (stravinto da Dawkins e Maynard Smith per 198 a 115). A quei tempi io andavo alle elementari e naturalmente di Dawkins non sapevo niente di niente.



2. Ne ho sentito parlare soltanto parecchi anni dopo, dopo la pubblicazione di un'opera molto diversa, The God Delusion. Un ragazzo si presentò in un forum di discussione e scrisse un messaggio soltanto, dopo il quale sparì. Nello spirito del discorso diretto tucidideo, ecco cosa disse: ho letto l' Illusione di Dio e ho perso la fede. Vaffanculo al mondo, vaffanculo alla luce del sole e soprattutto, vaffanculo a Dawkins.




3. Se nel 1986 quel cognome non mi avrebbe detto proprio niente, qualche anno dopo tuttavia mi sarebbe diventato familiare. Qualcun altro oltre me potrebbe ricordarlo, se non è più giovane e se si interessa di pallacanestro: Darryl Dawkins. Quando arrivò a Torino non è che ci si aspettasse molto, da bambino leggevo la Gazzetta più avidamente di qualsiasi altra cosa e posso garantirlo. E' una montagna, si diceva, prenderà qualche rimbalzo. Dopo poche partite viaggiava a una media dell'80 % dal campo, stazza di certo, ma anche tecnica. Una volta lo vidi segnare dall'arco, credo che in vita sua debba essergli capitato pochissime volte. "Vidi" in televisione naturalmente, quando la Rai mandava in onda, il sabato pomeriggio, il secondo tempo dell'anticipo, con l'inconfondibile voce di Gianni Decleva.



4. Nel 2014 un tastierista finlandese, Tuomas Holopainen, scrisse al Prof. Dawkins per offrirgli di partecipare come ospite alla realizzazione dell'ultimo album del suo gruppo, i Nightwish. Non si aspettava di ricevere una risposta positiva, del resto Dawkins quasi mai ha accettato inviti simili, e invece in questo caso è successo. Forse perché non si è limitato a mandare una mail, ma ha preso carta e penna per scrivergli, secondo Tuomas. Modestia, in realtà. Dawkins nella risposta gli disse che non aveva mai prima sentito parlare dei Nightwish, di aver deciso a quel punto di ascoltarli e di esserne stato conquistato.
Questo è quanto è venuto fuori; sua è la voce fuori campo, proprio all'inizio:



Ecco spiegato l'entusiasmo di Dawkins. L'ultima volta a Bologna, per vederli all'opera c'era una folla incredibile.


5. Quest'ultimo album si chiama Endless form most beautiful. E' una citazione di Darwin e si spiega perché il disco è una celebrazione della grandiosità dell'evoluzione. E questo spiega anche la presenza di Dawkins. Dopo essere stato con la band, sul palco a Wembley, ha detto che trovarsi di fronte a una folla tanto immensa era una cosa che intimidiva.


6. I Nightwish hanno dunque una marea di fan. Per la legge dei grandi numeri, dentro c è di tutto, e non potrebbe essere altrimenti. Ho letto una volta, di un tizio, un emerito imbecille che diceva di aver dato via tutti i loro album dopo la collaborazione con Dawkins, che offende tanto Dio Creatore nel quale neppure crede. Come dire: c è sempre un deficiente.


7. Un'altra canzone di questo Endless  form most beautiful si chiama Weak fantasy. Ho visto un'intervista alla cantante, le hanno chiesto: Floor, cos è la fantasia debole? Risposta: la religione. Di cui alcuni si approfittano per avere vantaggi. Nel commento sottostante, arriva il piccato invito del cristianuzzo di turno a non offendere. Adesso amo ancora di più questo gruppo.


giovedì 2 novembre 2017

Miseria euroyugoiberica, stile inglese

                                                       

Un buon motivo per staccarsi da Madrid la Catalogna ce l'ha, ed è la pecunia. Non è abbastanza per suscitare grandi simpatie in Europa - questi sono quelli che preferivano i "migranti" ai turisti - ma lo è per capirne il desiderio di indipendenza.
Ciò che invece io non riesco a capire è tutta questa massa di realisti dell'ultim'ora, questa accolita di volenterosi difensori dello stato spagnolo e della sua ragion di stato.
Perché Kosovo e Montenegro sì? Com' è stato possibile polverizzare la Serbia in quel modo, e con il consenso internazionale?
E ancora la Scozia, perché gli scozzesi possono organizzare il loro referendum senza avere donne prese a calci, trascinate per i capelli o con la faccia spaccata, e a Barcellona invece, se ci si prova, succede tutto questo?
La risposta è che la Spagna ha una costituzione che lo vieta, come l'Italia. Ma Spagna e Italia sono state per secoli diverse da quelle attuali - e anzi, per secoli non ci sono proprio state come organizzazioni politiche rapportabili ad uno Stato - eppure il sole sorgeva anche su di esse. Non sono indivisibili, nemmeno l'atomo, a onta del suo nome, lo è (almeno con mezzi fisici).
Un'altra risposta - questa davvero del cavolo - è che un paese democratico non può accettare la secessione di una sua regione. Come se uno non democratico potesse.
In un paese democratico qualsiasi legge, costituzionale o meno, ricava la sua legittimità dal fatto di essere varata in base al principio democratico. Il popolo, cioè i cosiddetti rappresentanti fanno la legge, e così come è stata approvata, essa può essere abrogata o modificata. In Spagna o in Italia non si può. E osano chiamarla democrazia.

Mi sono particolarmente goduto lo show del prof. Pasquino che si è presentato in tv con quel sorrisetto perennamente stampato sulla faccia a dire che le costituzioni si rispettano. Adesso so che tutto ciò che devo fare è arrivare al potere e imporre la mia costituzione.
Art. 1: comando io e ho diritto di vita e di morte su tutti. Art. 2: chi osa contraddirmi, muore.
Poi per giustificarmi per la repressione che attuerò contro chi voglia fare diversamente, ricorrerò alla pasquinata secondo la quale le costituzioni si rispettano.
Qualcuno dirà che la mia non sarebbe una costituzione democratica. Nemmeno quella spagnola lo è, come ho dimostrato sopra. Non lascia possibilità di abrogazione o modifica al sacro principio dell'unità dello stato.

Nella nostra miseria, andremo a votare - andranno a votare, perché nessuno mi vedrà nemmeno fuori dal seggio - fra 3 giorni. E' riemerso addirittura l'indipendentismo siciliano, magari avessimo la ricchezza della Catalogna. Questo solo ci manca, staccarci da Roma.

Se Rajoy è un vigliacco che inonda una città ribelle di polizia e poi non sa nemmeno chiedere scusa per la violenza, e se il re è un truce figuro che non merita il privilegio della sua nascita, è anche vero che l'UE si è prodotta nella solita prova disgustosa. Tre pesi e sette misure, e poi si meravigliano di non avere credibilità.
Uno spettacolo ben diverso è venuto da Londra: hanno lasciato votare gli scozzesi, hanno vinto con stile, e hanno recuperato la loro libertà dando un cazzotto sui denti a Juncker. Tutt'altra classe.

mercoledì 1 novembre 2017

Procreazione selvaggia e pulizia etnica

<< Tu condividi casa tua con un'altra giovane coppia. Dei bambini vengono al mondo. Tu ne hai pochi, loro ne hanno molti. Ti dicono che la casa dovrebbe spettare a loro, dato che sono in maggioranza. Cercano di espellerti ma tu sei forte e inizi a spingerli fuori. Allora quelli chiamano la NATO, che ti bastona. L'altra famiglia allora ritorna e ti caccia via >>

(The rapid growth of human population, 1750-2000. Histories, consequences, issues. Nation by nation. W.Stanton, 2003, 51. Traduzione mia).

Le bombe della Nato su Belgrado furono giustificate dall' <<orrore per la pulizia etnica>>, secondo le parole di Massimo D'Alema, allora presidente del consiglio della Repubblica delle Banane.

Un racconto analogo capitò a me di sentire in radio, da parte di una ragazza serba. Nessuno in studio ebbe il coraggio o la voglia di contraddirla.

Onore a Milosevic.

Ognuno di noi trae orrore da fenomeni diversi.

lunedì 30 ottobre 2017

S1 - Il manager visionario: Aurelio Peccei


Quando questo libro fu scritto, la popolazione degli umani sul pianeta era di "appena" 4 miliardi di umani, il suo Autore parlava di <<dimensioni da incubo>> (57) e la definiva un grande formicaio.
Niente di strano che essa venisse generalmente considerata solo sotto gli aspetti della quantità - biologico ed economico - e non della qualità, se non quelli legati al piano formativo ed occupazione. Non ci si preoccupava abbastanza cioè del modo in cui mettere gli uomini nelle condizioni di poter realizzare il loro pieno potenziale. La realizzazione di questo obiettivo avrebbe dovuto essere conseguita attraverso diversi percorsi, uno dei quali avrebbe implicato che <<il diritto di dare la nascita non è un diritto naturale assoluto ma deve essere regolato in accordo con il bene comune>> (c.vo dell'Autore, 232). Non si stenta a riconoscere l'influenza della tragedia dei commons di Hardin che Peccei richiama esplicitamente in un passo precedente, evidenziando il disastro cui si incorre quando qualcuno approfitta di un bene comune pensando al proprio esclusivo interesse. Per ovviare al disastro, oltre a garantire l'accesso all'aborto e alla sterilizzazione, la legislazione nazionale non avrebbe dovuto permettere al cittadino di eccedere nella procreazione; e a ciò si sarebbe aggiunta una pattuizione internazionale affinché ogni Stato raggiungesse gli obiettivi demografici compatibili con la preservazione della qualità umana, prevendendo censure e sanzioni per gli inadempienti.
L'accusa di utopia, respinta dall'Autore, si è invece dimostrata fondata. Nessun accordo del genere si è verificato nei successivi 40 anni, e ad oggi non se ne parla nemmeno. Su un altro punto Peccei aveva torto: nel ritenere che la generazione successiva alla sua si fosse rivelata migliore delle precedenti. La definizione di visionario che molto appropriatamente Gianfranco Bologna gli attribuisce rende conto anche di presentimenti e convinzioni destinati ad essere sfatati; di un ottimismo, soprattutto, insito nella personalità dell'uomo e del manager, non abbastanza giustificato.
Non ci sono suggestioni antinataliste, né antiterzomondiste; c è invece il forte richiamo affinché le nazioni del Primo Mondo siano in prima linea per la costruzione di un nuovo ordine globale.
Vi è inoltre la negazione del diritto di disporre per gli Stati secondo il proprio arbitrio delle risorse naturali ricomprese entro i propri confini, così da tenere conto anche delle esigenze delle altre popolazioni interessate al loro utilizzo, cosi da evitare tensioni e conflitti.
Il cuore del lavoro è il racconto della costituzione del Club di Roma <<appassionante avventura dello spirito>> (95), la precisazione della natura di questo gruppo di lavoro e dei suoi fini, e dell'itinerario che portò alla realizzazione del mitico rapporto sui Limiti dello Sviluppo; dapprima il progetto abbozzato da Hans Ozbekhan (Ricerche di risposte strutturate alle crescenti complessità ed incertezze mondiali), la rinuncia del Club a svilupparlo per la scarsa corrispondenza ai propri desiderata; e poi la svolta con l'entrata in scena di Jay Forrester del MIT, lo sviluppo del progetto da parte di un suo collaboratore, Dennis Meadows, e l'opera della moglie di questi, Donella, fondamentale per dare al rapporto quel carattere divulgativo rivelatosi decisivo per il suo successo. E poi, ancora, alcune delle reazioni critiche, e i successivi rapporti preparati da altri studiosi.
Un'autobiografia di grande densità problematica, oltre che di avvenimenti personali e storici.

<<Il meglio che posso fare, durante quell'attimo che è la mia esistenza nella comunità umana, è vivere secondo le mie convinzioni e cercare di migliorare, per quanto sta in me, la totalità delle cose, e certamente non fare a nessun altro essere, umano e non, quello che non vorrei venisse fatto a me >> (33).  

giovedì 15 giugno 2017

#147. Roma sottoposta agli immigrati

Questo semplice collage di tweet è opera di Nina Moric. Prima sono tutti fratelli e sorelle, poi non possiamo più andare avanti così, cosa sono questi qua, mi chiedo.

Persino dei sindaci del PD hanno detto basta, potevano non farlo i grillini? Quando la vita diventerà impossibile, e si stazionerà coi fucili accanto ai pozzi, sarà altro che fratelli e sorelle. Il tempo della retorica è già finito, siamo al "così", siamo tornati a guardare in faccia la realtà. E' da un bel po' che non si può andare avanti in questo modo, se ne accorge adesso. Virginia era quella che trovava vergognosa la resistenza contro la famiglia marocchina che occupava una casa popolare; adesso accolga. Voleva pedalare, pedali. Voleva l'accoglienza, quella sera quando apparve in video, dall'intelligentissimo Formigli. Per farle recitare il sacro verbo immigrazionista, le fece vedere il momento in cui una negra partoriva (what the fuck?). Non ricordo di aver mai visto un bambino più orrendo in vita mia. E lei, chioccia, un pezzo di orecchia a sventola che le usciva dalla lunga capigliatura, confermò: accogliere, accogliere. E poi, a parto ormai avvenuto: però con un sistema diverso. Rivediamo Dublino, sbologniamo immigrati per quote agli altri paesi europei. Aspetta e spera.

La pressione migratoria dipende solo dalla nostra debolezza. Ius Soli in arrivo, cosa dobbiamo ancora subire?

giovedì 11 maggio 2017

Dopo lo stupro di Trieste

Si resta attoniti dopo notizie del genere, ma non sorpresi, purtroppo.

Trovo particolarmente detestabili le parole della Serracchiani che si profonde nella "massima solidarietà" verso la vittima. La sua non è e non può essere la massima solidarietà, la mia lo è. Fare scontare la pena allo schifoso e poi espellerlo, questo di certo non è il massimo. Conosciamo le ridicole pene previste dal nostro sistema.

Esiste anzitutto un obbligo di prevenzione dell'azione criminosa che è chiaramente trasgredito quando si lascia entrare chiunque. Su questo punto, in seguito agli agghiaccianti fatti di Palagonia, sappiamo come la sinistra la pensa: la responsabilità penale è personale, come recitò chioccia la Boldrini. Ovvero, se un immigrato illegale vi stupra e vi ammazza, non sono problemi nostri. Ve li portiamo in Italia ma non sono problemi nostri. A lei, Sua Maestà, è difficile che possa capitare, scortata da un esercito. Solita storia, i governanti di sinistra si fanno belli della loro solidarietà e non ne pagano le conseguenze. La gente comune paga. 

"Se c è un problema di legislazione carente", buongiorno! Manca la chiusura della frontiere verso gli illegali. Manca la castrazione chirurgica per gli stupratori. Manca la PENA DI MORTE.
Ma da una che parla di congiungere l'obbligo di "accoglienza umanitaria" con il senso di giustizia, cosa ci si può attendere?

C'è una ragazzina di 17 anni, la cui vita è stata ROVINATA PER SEMPRE da uno che non doveva neanche stare in Italia.
STUPRATA MENTRE IL PD GOVERNAVA.

Il suo paese non l'ha protetta. Senza quest'obbligo del cavolo di accogliere, lei avrebbe potuto vivere e godersi i suoi 17 anni. Non c è niente da mettere assieme, bisogna scegliere: italiani o illegali.

Defraudata da uno Stato indegnamente guidato da un partito che l'ha sacrificata ai suoi sporchi interessi di meticciamento; ingannata da un inqualificabile individuo che ha finto un malore, per aggredirla selvaggiamente; ora la Serracchiani le offre la sua solidarietà, con quale coraggio.
La malvagità del prossimo, il cinismo di un mondo corrotto e l'ingiustizia della sorte hanno permesso che questo accadesse. Non c è altro da dire.

sabato 6 maggio 2017

Sanatorie d'America

George W. Bush proposes an amnesty - looking for love in all the wrong places.

Estate 2001

Alla fine a Bush jr. sarebbe andata male, meno agli illegali che intanto si erano messi le leggi americane sotto ai piedi. Questo articolo espone tutte le ragioni per cui è meglio imporre il rispetto della legge. Intanto, l'anno dopo, Berlusconi e la Lega avrebbero consentito con la legge Bossi-Fini di regolarizzare 250mila immigrati.  Per questo non si va a votare, altro che storie.




*
Il "fumo" dietro la nuova amnistia per gli immigrati ha iniziato ad apparire lo scorso anno. Il congressista dell'Illinois Luis Gutierrez l'ha proposta sotto forma di conto per le promesse del presidente Clinton alla LULAC, alla MALDEF e alle centinaia di gruppi che la lobby dell'immigrazione comprende.
"Illegale" è un termine peggiorativo, perciò opporsi all'immigrazione illegale è una facile posizione per gli eletti. La speranza è che rimuovendo la macchia dell'illegalità attraverso il premio di un'amnistia il problema svanirà, mentre fare qualcosa per fermare gli attraversamenti della frontiera americana rimane tutt'altra cosa.
Poiché gli eletti hanno fallito nell'agire in modo decisivo, l'amnistia per gli immigrati illegali è stata venduta per la prima volta al pubblico nel 1986 come soluzione per questo difficile problema una volta per tutte.
Era quello il supposto motivo 15 anni fa quando c'erano 5 milioni di immigrati illegali negli US e questo è il motivo per cui se ne parla oggi mentre ci sono 11 milioni di immigrati illegali che vivono in mezzo a noi.
Ma le amnistie non sono la soluzione, esarcebano soltanto il problema dell'ingresso illegale e incrementano anziché fare da deterrente all'immigrazione illegale. Questa era la conclusione dell'INS del 12 ottobre 2000 e successivamente ignorata - un'analisi pubblicata quasi subito dopo le dimissioni dell'ex commissario Doris Mesigned.
A dispetto del riconosciuto fallimento politico che ha cambiato la California e gli US per sempre, il nostro nuovo presidente e i suoi consiglieri stanno spingendo ancora di più su questa linea.
La sola differenza su questo problema è che Bill Clinton era subdolo nel modo in cui lo perseguiva e si prestava ai provvedimenti di amnistia cercando di non farli apparire come collegati ai suoi debiti congressuali, mentre per George Bush l'amnistia è alimentata dalla fantasia di sedurre l'elettorato dei Latinos.
Il desiderio degli americani su questo punto non vale niente per nessuno dei due, ed entrambi non prestano attenzione al problema della sovrappopolazione.
Ma quale crisi sarà risolta con un'altra amnistia e quale nuovo subbuglio sarà creato dai leader nazionali che cercano di farsi amare in tutti gli ambienti sbagliati.



In aggiunta alla contrarietà della maggior parte degli americani, ci sono altre ragioni per mettere in dubbio la legittimità dell'amnistia come strumento di politica migratoria. Non esiste nessuna storia sulle ricompense in sostituzione della deterrenza. Le infrazioni immigratorie sono un caso speciale in cui si applica la motivazione inversa?
Prima del 1986 ci sono state solo 3 amnistie in tutta la storia degli US. Nel 1865 e nel 1868 il presidente Andrew Johnson garantì l'amnistia ai sostenitori dei Confederazione. Poi, quasi 100 anni dopo, il presidente Carter perdonò i renitenti alla leva andati a vivere all'estero durante la guerra del Vietnam.
Il proposito di queste amnistie precedenti era di lenire le spaccature fra il governo e i suoi cittadini - un tentativo di riunire gli americani lacerati da profonde divisioni politiche. In quei casi le amnistie ebbero successo nel mettere fine a ribellioni e conflitti interni.
Tutte e tre queste amnistie erano volte al contempo a perdonare e, sperabilmente, a dimenticare mentre le recenti amnistie non hanno condotto a nessuna riconciliazione ma solo a richieste di altre amnistie, e ad incentivare il comportamento da condonare.
L'amnistia IRCA del 1986 è stata, in più modi, la "madre" dell'amnistia che l'amministrazione Bush sta considerando adesso. Ha incoraggiato la disonestà nei destinatari. E' stata originariamente intesa per i lavoratori della terra - un programma che ha enormemente sottostimato il numero dei richiedenti, ha dato impulso alla endemica contraffazione dei documenti attualmente in circolazione, e ha fallito del tutto nel rimuovere come promesso il magnete delle occasioni di lavoro. Il redattore del NY Times Robert Suro ha definito l' amnistia del 1986 il caso più enorme di frode immigratoria mai perpetrato sul popolo americano. 
Perciò, abbiamo davvero bisogno di ripetere nuovamente questa esperienza? E come un fallimento simile ha creato un precedente per quella che diventata una legislazione continua?
La lezione è che perdonare e dimenticare possono avere successo solo quando le parti hanno legami significativi fra di loro - legami più importanti della lotta che li separa.


Considerando che l'amnestia non è la strategia appropriata per l'ingresso illegale, le soluzioni riposano piuttosto nell'insistere sul rispetto delle nostre leggi e dei nostri confini. Abbiamo bisogno di mettere un freno nella nostra super indulgente società che tollera chi imbroglia e nella quale le amnistie continue sono diventate l'ultimo programma di assistenza immigratoria. Non dovremmo avere un'amnistia dopo l'altra cui doverci opporre. Se mettessimo fine all'uso scorretto del concetto di amnistia che non dovrebbe mai essere applicato agli stranieri illegali innanzitutto? E rimuoviamo il caloroso vezzeggiativo involucro che avvolge la parola amnistia - sbagliato per una politica associata a tanto tradimento e a cosi tanti abusi.
Se la perdurante richiesta di lavoratori in agricoltura rimane un problema, sarebbe un affare in fin dei conti per il governo investire maggiormente in tecnologia robotica avanzata per i coltivatori.
Non raccogliamo più cotone a mano, e invece delle amnistie potremmo modernizzare il modo di cogliere frutta dagli alberi e far produrre la terra. Ma non inventeremo mai macchinari avanzati finché la gente sarà più economica della tecnologia, altra ragione per archiviare le amnistie come politica sociale regressiva.

DIANA HULL - Californians for Population Stabilization.

Dawkins e i Nightwish

1. Richard Dawkins è nato nel 1941, il suo capolavoro, The Selfish Gene, è del '76, mentre il famoso Huxley Memorial Debate, in difesa ...